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ALCUNI ARTICOLI CHE PARLANO DI GIUSEPPE BONOMI- TRATTI DA L'ECO DI BERGAMO

1) articolo del 11/11/89 sulla tenacia di Giuseppe

2) articoli sulla sua scomparsa

3) foto di Giuseppe

Articolo del 11/11/1989 - sulla tenacia di Giuseppe

da:    L'Inserto del sabato de L'ECO DI BERGAMO

La storia semplice di un operaio metalmeccanico diventato dottore in economia e commercio

UNA LAUREA SULLA TUTA

Dopo il diploma di perito elettrotecnico e dopo il servizio militare Giuseppe Bonomi di Pedrengo, ha accettato il primo posto che gli  consentiva di non restare nell'ozio.

Un periodo di cassa integrazione lo ha indotto a riprendere gli studi.

La frequentazione dei miodistrofici gli ha insegnato che nella vita è possibile la speranza, di superare anche le situazioni più difficili.

Ora che ha raggiunto la meta non si sente, un eroe.

E se gli capiterà di cambiar lavoro non dimenticherà la fabbrica

Ricorderà soprattutto gli amici che l' hanno sostenuto nella sua impresa

di Pietro Serina

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PEDRENGO adesso ha un laureato in più; e per un paese una laurea è sempre motivo di vanto., Se poi dietro la laurea c'è una storia da raccontare, tanto meglio, per il buon nome del paese e per l'interessato. Di solito le citazioni sono per chi presenta tesi meritevoli di pubblicazione o per chi s'incornicia il fatidico  110 e lode. Stavolta invece si parla di un abbordabile 104 e di una tesi anche un poco inconsueta: «II mercato finanziario italiano dal 1934 al 1942 negli scritti di Luigi Ciocca». Roba per tecnici, o meglio per cultori, come vanno considerati il relatore (Gualberto Gualerni, insegnante ormai mitico per chi frequenta economia e commercio in Città Alta) e, per l'estensore. Ed appunto l'estensore di questa tesi è il protagonista della vicenda: Giu seppe Bonomi, classe 1960, perito elettrotecnico (diplomatosi nel '79 all'Itis di Bergamo) e operaio metalmeccanico.

Ed avete letto bene: operaio metalmeccanico. Perché una volta diplomato e servita la patria come soldato di leva, Giuseppe Bonomi, ventenne alla ricerca di un lavoro, senza raccomandazioni non è proprio riuscito a trovare di meglio. Così; accantonata l'idea di fare il perito ha scelto di accontentarsi ed è approdato alla «Metallurgica di Montello». Niente di meno scoraggiante ‑ sul piano dell'ascesa personale per un ventenne con tante speranze: operaio di secondo livello, diciamo operaio generico, quotidianamente alle prese con i tondini; e buonanotte all'elettronica. Un anno così e poi l'incendio alla Metallurgica che costrinse l'azienda a ricorrere alla cassa integrazione; un anno a casa e poi di nuovo i tondini. Poi un'altra decisione, importante: nell'estate dell'84 le prime riflessioni, qualche mese dopo la mossa: si ricominciano gli studi, con l'Università. Per tutti, una follia, o poco meno non era una cima all'Itis ‑lo dichiara lui stesso ‑, l'assoluta necessità di non perdere il lavoro, l'improbabilita di arrivare alla fine. E invece niente, Giuseppe Bonomi aveva deciso così, stimolato dalla voglia di migliorare, e dall'esigenza di apprendere.

Le sue carte più belle

Lui contava sul turni, che gli lasciavano sempre mezza giornata libera, sull'ostinazione di sempre, sulle motivazioni che lo animavano. A prima vista poco, per arrivare al traguardo; a suo parere sin troppo, ed ha avuto ragione lui. Il 5 novembre 1984 l'iscrizione al primo anno della facoltà di Economia e Commercio; il 6 novembre scorso la discussione della tesi di laurea ed il conseguente 104, con la storia del pensiero di Luigi Ciocca.

Cinque anni e un giorno per arrivare alla meta! 31 esami con la media del 26 e rotti, otto ore al giorno comunque trascorse alla «Metallurgica di Montello»: dalle sei alle due, dalle due alle dieci, la notte. Mica facile, anzi quasi impossibile, considerato che quelle otto ore Bonomi le trascorre da «addetto ai treni di laminazione», che non è proprio il massimo quanto a vita tranquilla: tutto il giorno alle

 

prese con i tondini, con il compito di controllare la qualità, alternando e questo la manutenzione dell'impianto che i tondini li produce; e ‑ ripetiamo ‑ non è proprio il massimo quanto a vita tranquilla.

Ma la costanza (è un eufemismo) ha avuto la meglio, anche se è costata cara: tante domeniche in casa sul libri, una vita quasi in funzione del lavoro e dello studio, una ragazza lasciata e mai più rivista. Nessun eroismo comunque ‑ Giuseppe Bonomi lo precisa di fretta, appena percepisce nei suoi confronti un senso d'ammirazione ‑; solo una scelta ‑ adeguatamente motivata: sacrificarsi adesso per star meglio dopo, o anche solo per avere la speranza di star meglio dopo, per intravvedere un futuro migliore, più roseo, o forse meno buio.

 

E adesso?

 Anche solo per questo Giuseppe Bonomi, se tornasse indietro, rifarebbe tutto dall'inizio; e sa che le difficoltà più grandi vengono adesso, perché quanto succederà non dipenderà più solo da lui. alla «Metallurgica di Montello» il passaggio di un operaio addetto ai treni di laminazione al reparto amministrativo pare non sia, per ora, nei progetti aziendali; l'età non è più quella dei contratti di formazione, trovare il modo per utilizzare la laurea non sarà facile. O si? «No dice Giuseppe Bonomi ‑ non sarà facile. Ma ci credo. Come potrei non crederci adesso che ci sono arrivato? Sarebbe un controsenso; anche se questo traguardo già mi ha dato delle soddisfazioni: l'immensa gioia di mio padre, gli occhi lucidi di mia madre, l'affetto dei familiari, le telefonate della gente che saputo della laurea ha voluto congratularsi. Per ora tutto fin troppo bello, adesso però serve un lavoro.

Già un lavoro adeguato al risultato dello sforzo compiuto. Ma dove? E come? Giuseppe Bonomi sa quel che vuole, e lo dice: " Un lavoro e basta, perché qualunque sia, di certo sarà migliore di quello che faccio adesso. Anche da impiegato, purché ci sia da imparare. Io sono un operaio, cresciuto con operai, da sempre. L'importante è che ci sia da lavorare, e da imparare. Altrimenti non accetterei mai, neppure chissà cosa. Verrei meno a quello in cui credo, ed è quello in cui credo che mi ha portato sin qui».

 

La solidarietà in fabbrica

 

allora? «Allora avanti, c'è la laurea ma la mia vita non cambia, ci mancherebbe. avanti con il lavoro, grazie ai miei colleghi, che prima che colleghi sono amici, grazie a Carlo Roncalli, il mio caporeparto, tra i primi a credere che ce la potessi fare e tra i primi ad aiutarmi, in tutto. Ma la solidarietà in fabbrica non è mai mancata. Tante volte ho chiesto di cambiare i turni, ad esempio, per ragioni di studio, e tutti mi hanno sempre aiutato; non mi hanno mai detto di no. L'azienda non mi ha mai negato un permesso; anche chi all'inizio credeva facessi tutto per perdere tempo alla fine ha cercato di aiutarmi, quando possibile. Ma non cambia niente; per adesso resto comunque il metalmeccanico Giuseppe Bonomi, e se un giorno qualcosa cambierà mi mancheranno i miei compagni di squadra i tanti amici

 

quella loro solidarietà

Ed a proposito di solidarietà spazio ad Alberto, uno tra i suoi.migliori amici: «Si, Alberto è eccezionale. Dopo la tesi anzitutto sono andato da lui; abbiamo festeggiato insieme, era felicissimo per me». Alberto è una delle tante vittime della distrofia muscolare vive a Seriate, ospite di un centro specializzato; ha 37 anni ed è ragioniere. Giuseppe Bonomi l'ha conosciuto frerquentando l'Uildm, per la quale è un volontario. Regolarmente va alla sede di via Leonardo da Vinci, al Monterosso; regolarmente partecipa alle iniziative del gruppo bergamasco: «Vado sempre al campo estivo dell'Uildm e frequentando questi ragazzi ho scoperto cose importanti. Ho trovato amici, tra i volontari e tra i meno fortunati. Perché io non conosco un solo distrofico umiliatosi, per la sua condizione. Tutti portano la loro croce con dignità. E questo mi è servito, per insistere con gli studi, nonostante le difficoltà. Da loro ho imparato tanto, forse più,di quanto ho potuto dare, perché noi la loro profondità possiamo solo immaginarla

Una Panda in dono ai più sfortunati

GIUSEPPE Bonomi si infervorisce, mentre racconta dei, suoi amici,‑ non dice, ma il cronista lo ha scoperto lo stesso, ,che ha vinto una Panda ad una sottoscrizione a premi e l'ha regalata all'Uildm; non racconta ma il cronista è venuto a saperlo di come dedichi quasi tutto il suo tempo libero al gruppo. Poi, nel dialogo, si finisce, naturalmente, con l'università, con la provocazione del cronista che chiede le sue impressioni riguardo agli universitari a tempio pieno, di certo più fortunati, rispetto a lui: «Non si può generalizzare ‑ dice Giuseppe Bonomi ‑, bisogna distinguere. Ce ne sono molti che fanno le cose seriamente, e arrivano ad ottimi risultati; e ce ne sono anche che stanno in università per caso, che durante le lezioni lanciano di aerei di carta, che prendono il 18 e sono contenti. Io ce l'ho la terapia, per questi: qualche anno di lavoro in un certo modo, per capire quanto conta avere quel pezzo di carta in mano, per cercare di metterlo a frutto seriamente. Non è un rimprovero, solo un'opinione. Anch'io all'Itis studiavo meno di adesso, e con meno profitto. Forse manca la maturità necessaria, per capire certe cose, e nessuno ne ha colpa. Ancora non si conosce la vita».

E così finisce il mezzo pomeriggio trascorso con Giuseppe Bonomi, operaio metalmeccanico laureatosi per cercare un futuro migliore. Non un eroe, solo una persona qualunque, che ha lottato per quello in cui credeva, e continuerà a farlo, magari con qualche corso d'aggiornamento, in attesa di trovarsi un lavoro nuovo

Anzi, a proposito: buon lavoro, operaio Giuseppe Bonomi‑ Buon lavoro con l'augurio di un futuro senza tondini e la speranza che questa storia non resti una mezza favola Parola di un cronista che per diventarlo ha commesso un errore: ha lasciato l'università sul più bello. Credeva che lavoro e studio fossero inconciliabili. o forse che costassero troppa fatica

 

 

un mio commento...

Articoli sulla scomparsa di Giuseppe del 01/07/2007

da l'Eco di Bergamo.

"Si sono spente attorno a mezzogiorno le speranze di trovare in vita Giuseppe Bonomi, il quarantasettenne di Pedrengo, partito domenica mattina per un'escursione sul pizzo del Diavolo, sopra Carona, e mai tornato a casa. Il corpo senza vita dell'alpinista è stato infatti localizzato alle 12 da una squadra del soccorso alpino sul Monte Diavolino, nella zona della Valle del Salto a circa 2500 metri di quota. Poco dopo, la salma è stata recuperata dall'elisoccorso che ha provveduto a trasportarla alla camera mortuaria del cimitero di Carona, a disposizione dell'autorità giudiziaria. Secondo una prima ipotesi, è probabile che Bonomi domenica stesse percorrendo la via del ritorno a causa del maltempo, ma sia scivolato precipitando nel vuoto per circa 200 metri.Sul corpo sono infatti presenti vistosi segni e fratture. Sarà in ogni caso l'autopsia ha stabilire le esatte cause del decesso. Per cercare Giuseppe Bonomi, martedì erano entrate in azione le squadre del Soccorso alpino: i soccorritori, avevano trovato parcheggiata a Carona l'auto del quarantasettenne. Ieri le ricerche il pizzo del Diavolo si erano protratte fino alle 23, ma senza esito. L'allarme sulla scomparsa era scattato dopo che dall'azienda di prodotti di bellezza di Pandino (Cremona), dove l'uomo lavora come responsabile di un reparto, avevano contattato i familiari per chiedere informazioni. Giuseppe Bonomi, infatti, per due giorni non si era presentato al lavoro e non aveva preannunciato la sua assenza. La fidanzata, sapendo che il compagno domenica mattina era andato in escursione sul pizzo del Diavolo, non aveva esitato a contattare il Soccorso alpino.

ancora dal giornale "L'Eco di Bergamo "

Disperso da tre giorni, l'auto a Carona
Escursionista di 47 anni era partito domenica per il pizzo del Diavolo. In campo il Soccorso alpino

PEDRENGO Era partito domenica mattina per un'escursione sul pizzo del Diavolo, ma non è più tornato a casa. Così per cercare Giuseppe Bonomi, 47 anni, di Pedrengo, ieri pomeriggio sono entrate in azione le squadre del Soccorso alpino: i soccorritori, dopo aver trovato parcheggiata a Carona l'auto del quarantasettenne, si sono avviati verso il pizzo del Diavolo alla ricerca di qualche traccia utile. Le operazioni si sono protratte fino alle 23 di ieri sera, ma non hanno avuto esito: riprenderanno questa mattina alle 7.

L'allarme è scattato ieri pomeriggio verso le 17, dopo che dall'azienda di prodotti di bellezza di Pandino (Cremona), dove l'uomo lavora come responsabile di un reparto, hanno contattato i familiari per chiedere informazioni: Giuseppe Bonomi, infatti, per due giorni non si era presentato al lavoro e non aveva preannunciato la sua assenza. «Siamo stati contattati dall'azienda per cui mio fratello lavora – ha spiegato ieri il fratello maggiore di Giuseppe Bonomi,  e ci hanno comunicato che sia lunedì che martedì Giuseppe non si era presentato e che non si era fatto sentire per giustificare l'assenza».

I familiari a quel punto si sono attivati per cercare di chiarire dove fosse Giuseppe, che abita da solo in via San Francesco 8 a Pedrengo. La fidanzata, sapendo che il compagno domenica mattina era andato in escursione sul pizzo del Diavolo, non ha esitato a contattare il Soccorso alpino: subito la centrale operativa della VI Delegazione orobica ha fatto partire le squadre della Valle Brembana. I soccorritori, che si sono avvalsi anche della collaborazione dei carabinieri di Branzi e Piazza Brembana, si sono recati a Carona, dove l'uomo era partito per l'escursione: lì è stata trovata la sua autovettura, una Mercedes station wagon, che era parcheggiata, con le portiere chiuse, sul ciglio di una strada.
Le squadre di ricerca hanno poi proseguito sui sentieri che portano verso il pizzo del Diavolo, ma il buio e la pioggia hanno reso molto difficili le operazioni, che si sono concluse definitivamente verso le 23. Oggi alle 7 tutte le squadre del Soccorso che fanno capo alla VI Delegazione orobica riprenderanno le ricerche. Un contributo utile a rintracciare l'escursionista potrebbe arrivare anche da eventuali testimoni che domenica o nei giorni successivi potrebbero averlo incontrato lungo uno dei sentieri della zona.
Giuseppe Bonomi da alcuni anni vive da solo in un appartamento al secondo piano di un condominio in via San Francesco: appassionato di montagna, era partito domenica mattina presto per raggiungere Carona in macchina e da lì partire a piedi per raggiungere pizzo del Diavolo. «Camminare in montagna - spiega sempre il fratello - è la sua passione e Giuseppe non è di certo uno sprovveduto.

Sabato sera era stato a casa di nostra madre e le aveva fatto sapere il programma per domenica. Non eravamo preoccupati fino a oggi pomeriggio (ieri per chi legge, ndr), quando è arrivata la telefonata dell'azienda». «Le ricerche del Soccorso alpino - aggiunge Valeriano Bonomi - sono scattate subito e in poco tempo è stata ritrovata la sua macchina: era integra, chiusa a chiave ed era stata parcheggiata pronta per il ritorno a casa. Probabilmente il telefono cellulare lo ha dimenticato nell'abitacolo, perché in casa non lo abbiamo trovato».

L'assenza del quarantasettenne dall'abitazione di Pedrengo non ha destato sospetti nemmeno nei vicini di casa, i quali vedendo le tapparelle abbassate avevano pensato che il quarantasettenne si fosse assentato per motivi di lavoro, come era avvenuto altre volte in passato.
 

Disperso da tre giorni: il corpo in un dirupo - 05/07/07
Sul monte Diavolino la salma dell'escursionista di Pedrengo, morto sul colpo dopo un volo di 150 metri

CARONA È stato trovato ieri mattina il corpo senza vita di Giuseppe Bonomi, l'escursionista di 46 anni di Pedrengo che domenica scorsa si era incamminato da Carona verso il pizzo del Diavolo e che la sera non aveva più fatto rientro a casa. Le ultime speranze di incontrarlo sano e salvo su qualche sentiero della zona si sono arenate sul versante Nord-orientale del monte Diavolino, nella zona della Valle del Salto, ad un'altitudine di circa 2.500 metri: lì, verso le 11,45, lo hanno avvistato con un binocolo gli operatori del Soccorso alpino, impegnati da martedì pomeriggio nelle faticose ricerche. Il corpo, che si trovava in fondo ad una parete rocciosa, è stato recuperato con un verricello dal personale dell'elisoccorso del 118 ed è stato trasportato con il velivolo al cimitero di Carona.

Le ricerche del quarantaseienne erano partite nel tardo pomeriggio di martedì: a far scattare l'allarme era stata una telefonata dei datori di lavoro di Giuseppe Bonomi (commercialista, era responsabile di un reparto in una multinazionale di materiale idraulico a Pandino, in provincia di Cremona) che avevano contattato i familiari per chiedere informazioni. L'uomo, infatti, per due giorni non si era presentato al lavoro e non aveva preannunciato la sua assenza. Nessuno, prima della telefonata della ditta, si era insospettito: il commercialista, infatti, abitava da solo in un condominio di via San Francesco 8, a Pedrengo, e a volte si allontanava da casa per motivi di lavoro. Come capita spesso a chi vive da solo ed è molto impegnato per lavoro, dunque, non aveva contatti quotidiani con i familiari.

A segnalare al Soccorso alpino la possibilità che il commercialista potesse essersi perso sul pizzo del Diavolo è stata la fidanzata, che era al corrente dell'escursione programmata per domenica da Bonomi. Delle ricerche si sono occupati gli operatori della VI Delegazione orobica del Soccorso alpino che martedì sera, dopo aver trovato la Mercedes station wagon del quarantaseienne parcheggiata a Carona, si sono incamminati verso il pizzo del Diavolo per cercare tracce dell'escursionista.

Le operazioni sono state interrotte verso le 23 di martedì a causa della scarsa visibilità e della pioggia e sono riprese ieri mattina alle 7: una trentina di volontari provenienti da tutte le stazioni appartenenti alla VI Delegazione orobica del Soccorso alpino hanno passato al setaccio la zona del pizzo del Diavolo, che nel corso della mattinata è stata sorvolata più volte anche dall'elisoccorso del 118. Per coordinare i vari interventi e assicurare una perlustrazione capillare della montagna, martedì sera, è stata allestita una base operativa al rifugio Calvi, dove tre operatori si sono tenuti in stretto contatto radio con le varie squadre di soccorso. Alle operazioni hanno preso parte anche alcuni familiari del commercialista, che hanno voluto contribuire in prima persona alle ricerche nella speranza di ritrovare il quarantaseienne sano e salvo.

La svolta è arrivata poco dopo le 11,30 quando i soccorritori, osservando la montagna con un binocolo, hanno notato il corpo dell'uomo riverso su un pendio roccioso: il cadavere era sul versante Nord-orientale del monte Diavolino, nella Valle del Salto, in una zona piuttosto impervia. Dopo aver individuato il corpo, i soccorritori hanno chiesto l'intervento dell'elisoccorso del 118: il personale dell'elicottero ha recuperato la salma con un verricello e l'ha trasportata al cimitero di Carona, a disposizione dei carabinieri di Branzi, anche loro impegnati nelle ricerche, e della Procura di Bergamo. Dai primi accertamenti medici effettuati sul corpo dell'escursionista, il decesso risalirebbe a domenica: l'uomo sarebbe precipitato per circa 150 metri lungo una parete rocciosa, morendo sul colpo.

Una delle ipotesi al vaglio degli esperti che hanno condotto le ricerche è che l'uomo, trovandosi in difficoltà a causa della nebbia, abbia cercato di ritornare a valle: proprio la scarsa visibilità che lo aveva portato a tornare sui suoi passi, però, gli avrebbe anche impedito di imboccare il sentiero giusto per tornare a valle. L'uomo avrebbe così raggiunto una cresta, al termine della quale c'era il pericoloso dirupo da cui l'escursionista è precipitato.

Giuseppe Bonomi lascia la madre, i due fratelli (lui era il più giovane) e la compagna. Proprio alla madre sabato sera aveva fatto visita e l'aveva messa al corrente dell'escursione in programma per il giorno successivo. Domenica mattina, poi, al volante della sua Mercedes station wagon, il commercialista aveva raggiunto Carona: dopo aver lasciato l'auto sul ciglio di una strada, si è incamminato alla volta del pizzo del Diavolo. Da quel momento nessuno ha più avuto sue notizie.

Appassionato di montagna, Giuseppe Bonomi quando aveva un po' di tempo libero andava spesso in escursione: secondo chi lo ha conosciuto da vicino, sapeva quali sono i pericoli della montagna e si muoveva sempre con molta prudenza sui sentieri che percorreva. Oltre alle escursioni, una delle attività che lo vedevano impegnato di più al di fuori del lavoro era il volontariato: partecipava infatti alle attività dell'Unione italiana per la lotta alla distrofia muscolare, nella sede cittadina del Monterosso.

Foto di Giuseppe:

ricordiamolo così:

Per chi vuol vedere la lapide messa da coloro che gli hanno voluto bene, è sul sentiero delle orobie, nel tratto tra il rifugio calvi ed il rifugio brunone ai piede del diavolo/ diavolino poco prima di arrivare al passo di valsecca. 1 ora dal calvi.