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ALCUNI ARTICOLI CHE PARLANO DI GIUSEPPE BONOMI- TRATTI DA L'ECO DI BERGAMO
1) articolo del 11/11/89 sulla tenacia di Giuseppe
2) articoli sulla sua scomparsa
3) foto di Giuseppe
Articolo del 11/11/1989 - sulla tenacia di Giuseppe
da: L'Inserto del sabato de L'ECO DI BERGAMO
La storia semplice di un operaio metalmeccanico diventato dottore in economia e commercio
UNA LAUREA SULLA TUTA
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Dopo il diploma di perito elettrotecnico e dopo il servizio militare Giuseppe Bonomi di Pedrengo, ha accettato il primo posto che gli consentiva di non restare nell'ozio. Un periodo di cassa integrazione lo ha indotto a riprendere gli studi. La frequentazione dei miodistrofici gli ha insegnato che nella vita è possibile la speranza, di superare anche le situazioni più difficili. Ora che ha raggiunto la meta non si sente, un eroe. E se gli capiterà di cambiar lavoro non dimenticherà la fabbrica Ricorderà soprattutto gli amici che l' hanno sostenuto nella sua impresa
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prese con i tondini, con il compito di controllare la qualità, alternando e questo la manutenzione dell'impianto che i tondini li produce; e ‑ ripetiamo ‑ non è proprio il massimo quanto a vita tranquilla. Ma la costanza (è un eufemismo) ha avuto la meglio, anche se è costata cara: tante domeniche in casa sul libri, una vita quasi in funzione del lavoro e dello studio, una ragazza lasciata e mai più rivista. Nessun eroismo comunque ‑ Giuseppe Bonomi lo precisa di fretta, appena percepisce nei suoi confronti un senso d'ammirazione ‑; solo una scelta ‑ adeguatamente motivata: sacrificarsi adesso per star meglio dopo, o anche solo per avere la speranza di star meglio dopo, per intravvedere un futuro migliore, più roseo, o forse meno buio.
E adesso? Anche solo per questo Giuseppe Bonomi, se tornasse indietro, rifarebbe tutto dall'inizio; e sa che le difficoltà più grandi vengono adesso, perché quanto succederà non dipenderà più solo da lui. alla «Metallurgica di Montello» il passaggio di un operaio addetto ai treni di laminazione al reparto amministrativo pare non sia, per ora, nei progetti aziendali; l'età non è più quella dei contratti di formazione, trovare il modo per utilizzare la laurea non sarà facile. O si? «No dice Giuseppe Bonomi ‑ non sarà facile. Ma ci credo. Come potrei non crederci adesso che ci sono arrivato? Sarebbe un controsenso; anche se questo traguardo già mi ha dato delle soddisfazioni: l'immensa gioia di mio padre, gli occhi lucidi di mia madre, l'affetto dei familiari, le telefonate della gente che saputo della laurea ha voluto congratularsi. Per ora tutto fin troppo bello, adesso però serve un lavoro. Già un lavoro adeguato al risultato dello sforzo compiuto. Ma dove? E come? Giuseppe Bonomi sa quel che vuole, e lo dice: " Un lavoro e basta, perché qualunque sia, di certo sarà migliore di quello che faccio adesso. Anche da impiegato, purché ci sia da imparare. Io sono un operaio, cresciuto con operai, da sempre. L'importante è che ci sia da lavorare, e da imparare. Altrimenti non accetterei mai, neppure chissà cosa. Verrei meno a quello in cui credo, ed è quello in cui credo che mi ha portato sin qui».
La solidarietà in fabbrica
allora? «Allora avanti, c'è la laurea ma la mia vita non cambia, ci mancherebbe. avanti con il lavoro, grazie ai miei colleghi, che prima che colleghi sono amici, grazie a Carlo Roncalli, il mio caporeparto, tra i primi a credere che ce la potessi fare e tra i primi ad aiutarmi, in tutto. Ma la solidarietà in fabbrica non è mai mancata. Tante volte ho chiesto di cambiare i turni, ad esempio, per ragioni di studio, e tutti mi hanno sempre aiutato; non mi hanno mai detto di no. L'azienda non mi ha mai negato un permesso; anche chi all'inizio credeva facessi tutto per perdere tempo alla fine ha cercato di aiutarmi, quando possibile. Ma non cambia niente; per adesso resto comunque il metalmeccanico Giuseppe Bonomi, e se un giorno qualcosa cambierà mi mancheranno i miei compagni di squadra i tanti amici
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quella loro solidarietà Ed a proposito di solidarietà spazio ad Alberto, uno tra i suoi.migliori amici: «Si, Alberto è eccezionale. Dopo la tesi anzitutto sono andato da lui; abbiamo festeggiato insieme, era felicissimo per me». Alberto è una delle tante vittime della distrofia muscolare vive a Seriate, ospite di un centro specializzato; ha 37 anni ed è ragioniere. Giuseppe Bonomi l'ha conosciuto frerquentando l'Uildm, per la quale è un volontario. Regolarmente va alla sede di via Leonardo da Vinci, al Monterosso; regolarmente partecipa alle iniziative del gruppo bergamasco: «Vado sempre al campo estivo dell'Uildm e frequentando questi ragazzi ho scoperto cose importanti. Ho trovato amici, tra i volontari e tra i meno fortunati. Perché io non conosco un solo distrofico umiliatosi, per la sua condizione. Tutti portano la loro croce con dignità. E questo mi è servito, per insistere con gli studi, nonostante le difficoltà. Da loro ho imparato tanto, forse più,di quanto ho potuto dare, perché noi la loro profondità possiamo solo immaginarla Una Panda in dono ai più sfortunati GIUSEPPE Bonomi si infervorisce, mentre racconta dei, suoi amici,‑ non dice, ma il cronista lo ha scoperto lo stesso, ,che ha vinto una Panda ad una sottoscrizione a premi e l'ha regalata all'Uildm; non racconta ma il cronista è venuto a saperlo di come dedichi quasi tutto il suo tempo libero al gruppo. Poi, nel dialogo, si finisce, naturalmente, con l'università, con la provocazione del cronista che chiede le sue impressioni riguardo agli universitari a tempio pieno, di certo più fortunati, rispetto a lui: «Non si può generalizzare ‑ dice Giuseppe Bonomi ‑, bisogna distinguere. Ce ne sono molti che fanno le cose seriamente, e arrivano ad ottimi risultati; e ce ne sono anche che stanno in università per caso, che durante le lezioni lanciano di aerei di carta, che prendono il 18 e sono contenti. Io ce l'ho la terapia, per questi: qualche anno di lavoro in un certo modo, per capire quanto conta avere quel pezzo di carta in mano, per cercare di metterlo a frutto seriamente. Non è un rimprovero, solo un'opinione. Anch'io all'Itis studiavo meno di adesso, e con meno profitto. Forse manca la maturità necessaria, per capire certe cose, e nessuno ne ha colpa. Ancora non si conosce la vita». E così finisce il mezzo pomeriggio trascorso con Giuseppe Bonomi, operaio metalmeccanico laureatosi per cercare un futuro migliore. Non un eroe, solo una persona qualunque, che ha lottato per quello in cui credeva, e continuerà a farlo, magari con qualche corso d'aggiornamento, in attesa di trovarsi un lavoro nuovo Anzi, a proposito: buon lavoro, operaio Giuseppe Bonomi‑ Buon lavoro con l'augurio di un futuro senza tondini e la speranza che questa storia non resti una mezza favola Parola di un cronista che per diventarlo ha commesso un errore: ha lasciato l'università sul più bello. Credeva che lavoro e studio fossero inconciliabili. o forse che costassero troppa fatica
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un mio commento...
Articoli sulla scomparsa di Giuseppe del 01/07/2007
da l'Eco di Bergamo.
"Si sono spente attorno a mezzogiorno le speranze di trovare in vita Giuseppe Bonomi, il quarantasettenne di Pedrengo, partito domenica mattina per un'escursione sul pizzo del Diavolo, sopra Carona, e mai tornato a casa. Il corpo senza vita dell'alpinista è stato infatti localizzato alle 12 da una squadra del soccorso alpino sul Monte Diavolino, nella zona della Valle del Salto a circa 2500 metri di quota. Poco dopo, la salma è stata recuperata dall'elisoccorso che ha provveduto a trasportarla alla camera mortuaria del cimitero di Carona, a disposizione dell'autorità giudiziaria. Secondo una prima ipotesi, è probabile che Bonomi domenica stesse percorrendo la via del ritorno a causa del maltempo, ma sia scivolato precipitando nel vuoto per circa 200 metri.Sul corpo sono infatti presenti vistosi segni e fratture. Sarà in ogni caso l'autopsia ha stabilire le esatte cause del decesso. Per cercare Giuseppe Bonomi, martedì erano entrate in azione le squadre del Soccorso alpino: i soccorritori, avevano trovato parcheggiata a Carona l'auto del quarantasettenne. Ieri le ricerche il pizzo del Diavolo si erano protratte fino alle 23, ma senza esito. L'allarme sulla scomparsa era scattato dopo che dall'azienda di prodotti di bellezza di Pandino (Cremona), dove l'uomo lavora come responsabile di un reparto, avevano contattato i familiari per chiedere informazioni. Giuseppe Bonomi, infatti, per due giorni non si era presentato al lavoro e non aveva preannunciato la sua assenza. La fidanzata, sapendo che il compagno domenica mattina era andato in escursione sul pizzo del Diavolo, non aveva esitato a contattare il Soccorso alpino.
ancora dal giornale "L'Eco di Bergamo
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Disperso da tre giorni, l'auto a Carona
Escursionista di 47 anni era partito domenica
per il pizzo del Diavolo. In campo il Soccorso alpino
PEDRENGO Era partito domenica mattina per un'escursione sul pizzo del Diavolo,
ma non è più tornato a casa. Così per cercare Giuseppe Bonomi, 47 anni, di
Pedrengo, ieri pomeriggio sono entrate in azione le squadre del Soccorso alpino:
i soccorritori, dopo aver trovato parcheggiata a Carona l'auto del
quarantasettenne, si sono avviati verso il pizzo del Diavolo alla ricerca di
qualche traccia utile. Le operazioni si sono protratte fino alle 23 di ieri
sera, ma non hanno avuto esito: riprenderanno questa mattina alle 7.
L'allarme è scattato ieri pomeriggio verso le 17, dopo che dall'azienda di
prodotti di bellezza di Pandino (Cremona), dove l'uomo lavora come responsabile
di un reparto, hanno contattato i familiari per chiedere informazioni: Giuseppe
Bonomi, infatti, per due giorni non si era presentato al lavoro e non aveva
preannunciato la sua assenza. «Siamo stati contattati dall'azienda per cui mio
fratello lavora – ha spiegato ieri il fratello maggiore di Giuseppe Bonomi, e ci hanno
comunicato che sia lunedì che martedì Giuseppe non si era presentato e che non
si era fatto sentire per giustificare l'assenza».
I familiari a quel punto si sono attivati per cercare di chiarire dove fosse
Giuseppe, che abita da solo in via San Francesco 8 a Pedrengo. La fidanzata,
sapendo che il compagno domenica mattina era andato in escursione sul pizzo del
Diavolo, non ha esitato a contattare il Soccorso alpino: subito la centrale
operativa della VI Delegazione orobica ha fatto partire le squadre della Valle
Brembana. I soccorritori, che si sono avvalsi anche della collaborazione dei
carabinieri di Branzi e Piazza Brembana, si sono recati a Carona, dove l'uomo
era partito per l'escursione: lì è stata trovata la sua autovettura, una
Mercedes station wagon, che era parcheggiata, con le portiere chiuse, sul ciglio
di una strada.
Le squadre di ricerca hanno poi proseguito sui sentieri che portano verso il
pizzo del Diavolo, ma il buio e la pioggia hanno reso molto difficili le
operazioni, che si sono concluse definitivamente verso le 23. Oggi alle 7 tutte
le squadre del Soccorso che fanno capo alla VI Delegazione orobica riprenderanno
le ricerche. Un contributo utile a rintracciare l'escursionista potrebbe
arrivare anche da eventuali testimoni che domenica o nei giorni successivi
potrebbero averlo incontrato lungo uno dei sentieri della zona.
Giuseppe Bonomi da alcuni anni vive da solo in un appartamento al secondo piano
di un condominio in via San Francesco: appassionato di montagna, era partito
domenica mattina presto per raggiungere Carona in macchina e da lì partire a
piedi per raggiungere pizzo del Diavolo. «Camminare in montagna - spiega sempre
il fratello - è la sua passione e Giuseppe non è di certo uno sprovveduto.
Sabato sera era stato a casa di nostra madre e le aveva fatto sapere il
programma per domenica. Non eravamo preoccupati fino a oggi pomeriggio (ieri per
chi legge, ndr), quando è arrivata la telefonata dell'azienda». «Le ricerche del
Soccorso alpino - aggiunge Valeriano Bonomi - sono scattate subito e in poco
tempo è stata ritrovata la sua macchina: era integra, chiusa a chiave ed era
stata parcheggiata pronta per il ritorno a casa. Probabilmente il telefono
cellulare lo ha dimenticato nell'abitacolo, perché in casa non lo abbiamo
trovato».
L'assenza del quarantasettenne dall'abitazione di Pedrengo non ha destato
sospetti nemmeno nei vicini di casa, i quali vedendo le tapparelle abbassate
avevano pensato che il quarantasettenne si fosse assentato per motivi di lavoro,
come era avvenuto altre volte in passato.
Disperso da tre
giorni: il corpo in un dirupo - 05/07/07
Sul monte Diavolino la salma dell'escursionista
di Pedrengo, morto sul colpo dopo un volo di 150 metri
CARONA È stato trovato ieri mattina il corpo senza vita di Giuseppe Bonomi,
l'escursionista di 46 anni di Pedrengo che domenica scorsa si era incamminato da
Carona verso il pizzo del Diavolo e che la sera non aveva più fatto rientro a
casa. Le ultime speranze di incontrarlo sano e salvo su qualche sentiero della
zona si sono arenate sul versante Nord-orientale del monte Diavolino, nella zona
della Valle del Salto, ad un'altitudine di circa 2.500 metri: lì, verso le
11,45, lo hanno avvistato con un binocolo gli operatori del Soccorso alpino,
impegnati da martedì pomeriggio nelle faticose ricerche. Il corpo, che si
trovava in fondo ad una parete rocciosa, è stato recuperato con un verricello
dal personale dell'elisoccorso del 118 ed è stato trasportato con il velivolo al
cimitero di Carona.
Le ricerche del quarantaseienne erano partite nel tardo pomeriggio di martedì: a
far scattare l'allarme era stata una telefonata dei datori di lavoro di Giuseppe
Bonomi (commercialista, era responsabile di un reparto in una multinazionale di
materiale idraulico a Pandino, in provincia di Cremona) che avevano contattato i
familiari per chiedere informazioni. L'uomo, infatti, per due giorni non si era
presentato al lavoro e non aveva preannunciato la sua assenza. Nessuno, prima
della telefonata della ditta, si era insospettito: il commercialista, infatti,
abitava da solo in un condominio di via San Francesco 8, a Pedrengo, e a volte
si allontanava da casa per motivi di lavoro. Come capita spesso a chi vive da
solo ed è molto impegnato per lavoro, dunque, non aveva contatti quotidiani con
i familiari.
A segnalare al Soccorso alpino la possibilità che il commercialista potesse
essersi perso sul pizzo del Diavolo è stata la fidanzata, che era al corrente
dell'escursione programmata per domenica da Bonomi. Delle ricerche si sono
occupati gli operatori della VI Delegazione orobica del Soccorso alpino che
martedì sera, dopo aver trovato la Mercedes station wagon del quarantaseienne
parcheggiata a Carona, si sono incamminati verso il pizzo del Diavolo per
cercare tracce dell'escursionista.
Le operazioni sono state interrotte verso le 23 di martedì a causa della scarsa
visibilità e della pioggia e sono riprese ieri mattina alle 7: una trentina di
volontari provenienti da tutte le stazioni appartenenti alla VI Delegazione
orobica del Soccorso alpino hanno passato al setaccio la zona del pizzo del
Diavolo, che nel corso della mattinata è stata sorvolata più volte anche dall'elisoccorso
del 118. Per coordinare i vari interventi e assicurare una perlustrazione
capillare della montagna, martedì sera, è stata allestita una base operativa al
rifugio Calvi, dove tre operatori si sono tenuti in stretto contatto radio con
le varie squadre di soccorso. Alle operazioni hanno preso parte anche alcuni
familiari del commercialista, che hanno voluto contribuire in prima persona alle
ricerche nella speranza di ritrovare il quarantaseienne sano e salvo.
La svolta è arrivata poco dopo le 11,30 quando i soccorritori, osservando la
montagna con un binocolo, hanno notato il corpo dell'uomo riverso su un pendio
roccioso: il cadavere era sul versante Nord-orientale del monte Diavolino, nella
Valle del Salto, in una zona piuttosto impervia. Dopo aver individuato il corpo,
i soccorritori hanno chiesto l'intervento dell'elisoccorso del 118: il personale
dell'elicottero ha recuperato la salma con un verricello e l'ha trasportata al
cimitero di Carona, a disposizione dei carabinieri di Branzi, anche loro
impegnati nelle ricerche, e della Procura di Bergamo. Dai primi accertamenti
medici effettuati sul corpo dell'escursionista, il decesso risalirebbe a
domenica: l'uomo sarebbe precipitato per circa 150 metri lungo una parete
rocciosa, morendo sul colpo.
Una delle ipotesi al vaglio degli esperti che hanno condotto le ricerche è che
l'uomo, trovandosi in difficoltà a causa della nebbia, abbia cercato di
ritornare a valle: proprio la scarsa visibilità che lo aveva portato a tornare
sui suoi passi, però, gli avrebbe anche impedito di imboccare il sentiero giusto
per tornare a valle. L'uomo avrebbe così raggiunto una cresta, al termine della
quale c'era il pericoloso dirupo da cui l'escursionista è precipitato.
Giuseppe Bonomi lascia la madre, i due fratelli (lui era il più giovane) e la
compagna. Proprio alla madre sabato sera aveva fatto visita e l'aveva messa al
corrente dell'escursione in programma per il giorno successivo. Domenica
mattina, poi, al volante della sua Mercedes station wagon, il commercialista
aveva raggiunto Carona: dopo aver lasciato l'auto sul ciglio di una strada, si è
incamminato alla volta del pizzo del Diavolo. Da quel momento nessuno ha più
avuto sue notizie.
Appassionato di montagna, Giuseppe Bonomi quando aveva un po' di tempo libero
andava spesso in escursione: secondo chi lo ha conosciuto da vicino, sapeva
quali sono i pericoli della montagna e si muoveva sempre con molta prudenza sui
sentieri che percorreva. Oltre alle escursioni, una delle attività che lo
vedevano impegnato di più al di fuori del lavoro era il volontariato:
partecipava infatti alle attività dell'Unione italiana per la lotta alla
distrofia muscolare, nella sede cittadina del Monterosso.
Foto di Giuseppe:
ricordiamolo così:
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Per chi vuol vedere la lapide messa da coloro che gli hanno voluto bene, è sul sentiero delle orobie, nel tratto tra il rifugio calvi ed il rifugio brunone ai piede del diavolo/ diavolino poco prima di arrivare al passo di valsecca. 1 ora dal calvi.
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