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IL RACCONTO DELLA FIDANZATA RITA
Io sono Rita
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Io sono Rita Sono la compagna di Giuseppe, sarebbe più corretto dire sono stata, perchè ,come sapete, questa è una commemorazione postuma, ma lui ormai è sempre “dentro di me” perciò non riesco a parlarne al passato. Ci siamo conosciuti ad una settimana di sci di fondo e “messi insieme” dopo pochi g esattamente il 18/02/05 e, da allora, siamo stati reciprocamente il mondo l’uno dell’altra e, io sono stata tutto quello che aveva oltre lo sport e il lavoro (che, come sapete da Luca, per lui erano dei capisaldi intoccabili). Ho riscritto più volte la nostra storia, ma alla fine, sono sicura, che raccontata così gli sarebbe piaciuta :
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IL GATTO TATO (QUELLO CHE AMAVA ARRAMPICARSI SUI TETTI
Il gatto Tato era un gattone di campagna a pelo corto, bianco a righe grigie e chiazze nere; era grande, forte e robusto o meglio, come dicevano i suoi amici, semplicemente “massello”.
Amava l’aria aperta e la vita libera e, quando non era in ufficio, partiva di primo mattino scorazzando felice per le campagne e montagne vicine, ma la sera tornava sempre a casa: non gli piaceva andare troppo lontano.
Era un gatto che amava la neve e non aveva paura del freddo, aveva addirittura imparato a sciare di fondo e si divertiva come un matto. Lui non temeva la fatica.
Un giorno (era il 14 feb, ma a lui che era un gatto, quella data non diceva proprio nulla) sciando di fondo con i suoi amici, finì l’anello per primo e salì sul pullman di ritorno. Era una brutta giornata d’inverno, coperta, grigia con poca luce. Sul pullman c’era già una gattina, sola, che il giro l’aveva interrotto a metà. Il gatto Tato era ancora giovane e ruspante e non perse certo l’occasione, lei vide l’unico raggio di sole riflettersi nei suoi occhi che le sembrarono d’oro e diventarono il Tato e la Tatina.
La Tatina era una gattina di città a pelo lungo e riccio, bianca con chiazze bruno- rossicce, lui la chiamava “il cespuglio” e lei, invano, legava i ricci con tanti nastrini. La stessa sera lui la portò a vedere i “tetti” che erano la sua passione.
Nei primi tempi questa sua passione si interpose tra i Tatini e le resistenze di lei si rivelarono deboli; così si spogliò degli abiti di città, indossò l’imbrago e l’accompagnò. Erano una bella coppia lui forte e resistente e lei agile e innamorata. Trascorrevano insieme tutti i momenti liberi: arrampicando, sciando, camminando.
ARRAMPICATA:
Sono stati i momenti più belli dei Tatini, perchè erano solo loro due legati da corda e gri- gri nella natura. Entrambi si fidavano ciecamente l'uno dell'altra, qualche volta lui cadeva e lei “saltava in alto” e lui si protendeva verso di lei premuroso e preoccupato. Amava l'arrampicata e gli arrampicatori perché, diceva, erano veri e sinceri.
SCI:
Il gatto Tato aveva scoperto la marcialonga e passava l’inverno a prepararsi meticolosamente, partiva entusiasta e tornava felice, inebriato di fatica e stanchezza. Gli piaceva perchè era una grande festa e la raccontava a tutti, ma proprio a tutti sempre. Era la sola partecipazione per lui motivo di orgoglio, non gli interessava la qualificazione.
ESCURSIONI:
Tutte le domeniche andavano a camminare e lui puntava sempre più in alto: le punte dei tetti erano la sua meta, una volta si portò anche la sua Tati (Pizzo Coca) ma lei miagolò di paura per tutto il tempo.
LETTURA SERALE:
La sera tornava a casa, quasi sempre dalla Tati, e qui c'era la metamorfosi: diventava pantofolaio; lei gli preparava la sua ciotola, sempre diversa, lui brontolava che era tanta, ma poi finiva tutto, perchè il gatto Tato era proprio un gran goloso!!
Poi si rifugiava nei libri; la lettura era la sua seconda grande passione, leggeva sempre e gli piacevano le storie e la Tati gliele raccontava spesso al cellulare mentre lui tornava dall'ufficio. Aveva preso quell'abitudine da piccolo, stimolato dal padre che la sera lo “costringeva” a leggere di tutto (spesso il quotidiano) e, lui, piccolo e stanco, continuava a farlo prima per accontentarlo poi per ricordarlo. Leggeva a voce alta da piccolo e poi con la Tatina quando lei “arrivava a letto” e qui faceva le fusa, giocava e non si addormentava mai senza la sua dose di coccole. Mentre lei dormiva si divertiva a “disegnarla” con dei piccoli fiori che lei scopriva di giorno a memoria del suo dolce Tatino dispettoso.
LA MACCHINA:
Il gatto Tato amava guidare la sua macchina, ma, come sappiamo, non gli piaceva andare “troppo lontano”, la Tatina che era cittadina e girovaga brontolava, ma lui era irremovibile; quell'estate però avrebbe voluto arrivare a Roma e poi giù giù fino in Sicilia
PRIMO LUGLIO 07
Il gatto Tato aveva affinato i propri interessi, non solo tetti, non solo tetti a punta, ma addirittura campanili, così alti da arrivare fino alle nuvole. Come al solito, si era fatto il suo calendario personale e la prima domenica di luglio “toccava” al pizzo Diavolo: una bella cima lontana e troppo faticosa per la Tati, così decise di partire da solo; era una giornata di nebbia e il gatto Tato mise il piede su una nuvola.
Ma… dalle nuvole non si torna più.
La Tati si svegliò di soprassalto, si fregò gli occhi e allungò la mano nel letto accanto a sè, ma lui non c'era e pensò di averlo sognato.
Un giorno trovò il gri- gri e si ricordò delle loro domeniche pomeriggio quando il gatto Tato canticchiava, mentre lei preparava il the...
… E come tutte le più belle cose durò solo un giorno come le rose...
LA POESIA DELLA FIDANZATA RITA letta in chiesa il giorno del funerale di G
A GIUSEPPE
E’ nato su quello stesso tavolo di cucina dove ha consumato il suo ultimo pasto
insieme a sua madre, che aveva tanto amato
E’ morto su quelle stesse rocce che tanto l’avevano attratto e calamitato fino
alla fine;
nell’impervio vicino e, nello stesso tempo, lontano da tutti noi
Ha vissuto nell’essenzialità della vita e delle cose, dei fronzoli e dei
vestiti.
Viene sepolto nei suoi stessi abiti di montagna che tanto gli si confacevano
perché quelli del suo mondo interiore.
E’ stato un uomo libero assecondando i suoi istinti e le sue passioni, non
voleva lacci e vincoli; mi ha scelto liberamente e insieme abbiamo camminato in
silenzio, sempre più vicini. Mi è stato vicino, discreto e costante
monopolizzando le mie attenzioni e…Siamo stati felici.
Felice così come è morto, trotterellando libero verso il suo breve destino.
Il silenzio era la sua dimensione e lì lo troveremo sempre, tutte le volte che
lo cercheremo
Ha sempre cercato se stesso superando le difficoltà con passo lento e graduale;
sempre un passo in più verso l’alto, ma ponderato e ragionato.
Questo ci resta di Lui: non fermarsi di fronte alle difficoltà con tenacia e, a
volte, caparbietà. Così dovremo andare avanti, per non deluderlo, in questo
momento di dolore senza fine.
Con tutto il mio amore
rita